La mammografia è un esame radiologico della mammella che utilizza raggi X a bassa dose. Può essere proposta come controllo di screening, cioè per cercare eventuali alterazioni in persone senza sintomi, oppure come approfondimento indicato dal medico quando ci sono segni, sintomi o risultati da valutare meglio.
Capire a cosa serve la mammografia, come prepararsi e che cosa accade dopo l’esame può aiutare ad affrontare l’appuntamento con maggiore tranquillità. La valutazione delle immagini e l’interpretazione del referto spettano sempre al medico o al radiologo, il professionista sanitario specializzato nella lettura degli esami radiologici.
A cosa serve la mammografia
La mammografia permette di ottenere immagini del tessuto mammario e può mostrare alcune alterazioni, comprese quelle di piccole dimensioni che non si possono percepire al tatto. Per questo viene utilizzata nei programmi di prevenzione del tumore della mammella e, in determinate situazioni, per approfondire un nodulo, un cambiamento della mammella o un altro elemento già valutato da un professionista sanitario.
Lo screening mammografico è un controllo rivolto a persone appartenenti a fasce di età definite dai programmi sanitari. Secondo le indicazioni del Ministero della Salute, il programma organizzato nazionale è rivolto in genere alle donne tra 50 e 69 anni e prevede una mammografia ogni due anni. In alcune Regioni sono in corso o sono state avviate estensioni a fasce più ampie, tra 45 e 74 anni. Età, periodicità e modalità di invito possono quindi cambiare in base al territorio e agli aggiornamenti dei programmi: fanno fede la comunicazione ricevuta dal servizio sanitario e le indicazioni del proprio medico.
Una mammografia definita dubbia o positiva non equivale automaticamente alla presenza di un tumore. Se le immagini mostrano un’area che richiede ulteriori verifiche, il percorso può prevedere una seconda mammografia, un’ecografia, cioè un esame che usa ultrasuoni, oppure una risonanza magnetica, un esame che produce immagini dettagliate usando un campo magnetico. Può essere indicata anche una visita clinica o una biopsia, cioè il prelievo di un piccolo campione di tessuto da analizzare. La necessità di eventuali approfondimenti viene stabilita dal professionista sanitario.
Mammografia: come prepararsi
La preparazione alla mammografia è generalmente semplice. Non è richiesto il digiuno e, di norma, non occorre modificare l’assunzione dei farmaci. È comunque importante seguire le istruzioni del centro che esegue l’esame e comunicare al personale eventuali informazioni richieste.
Poiché la mammografia utilizza raggi X, in caso di gravidanza accertata o possibile è necessario informare prima dell’esame il centro e il medico. L’opportunità di eseguire la mammografia viene valutata individualmente, soprattutto se l’esame è stato richiesto per un problema clinico; non va quindi considerata automaticamente un controllo di screening durante la gravidanza.
Nel giorno dell’appuntamento è preferibile non applicare su seno e ascelle deodoranti, creme, lozioni o talco. Alcuni prodotti possono lasciare residui e interferire con la qualità delle immagini radiologiche. Non servono cure igieniche particolari. Se il centro ha fornito indicazioni diverse, quelle istruzioni hanno la precedenza.
Per eseguire l’esame bisogna svestirsi dalla vita in su e togliere eventuali gioielli che possono intralciare la procedura. Può essere pratico indossare pantaloni o una gonna, così da togliere soltanto la parte superiore degli abiti. Se i capelli sono lunghi, può essere utile avere con sé un elastico o un fermacapelli.
Il periodo del ciclo mestruale non impedisce necessariamente di eseguire la mammografia. Nei giorni che precedono le mestruazioni, però, la mammella può essere più tesa o sensibile e la compressione può risultare meno confortevole. Se il centro o il medico hanno fornito indicazioni diverse, è importante attenersi a quelle.
Come si svolge l’esame
La mammografia viene eseguita in piedi, davanti all’apparecchiatura. Il personale sanitario posiziona una mammella alla volta tra due piastre. La mammella viene compressa per pochi secondi, mentre vengono acquisite le immagini radiologiche.
La compressione serve a ottenere immagini più leggibili e a ridurre la sovrapposizione dei tessuti. Può essere avvertita come pressione o fastidio e, per alcune persone, può risultare dolorosa. La sensazione dura comunque il tempo limitato necessario a realizzare ciascuna immagine. Se il dolore è intenso o la posizione è difficile da mantenere, è importante comunicarlo subito all’operatore, senza interrompere autonomamente l’esame.
Di solito vengono eseguite due proiezioni, cioè immagini acquisite da diverse angolazioni, per ciascuna mammella: una dall’alto verso il basso e una laterale. In alcune situazioni possono essere necessarie immagini aggiuntive, secondo il tipo di esame e le indicazioni del professionista. Il personale spiega come posizionarsi e chiede di rimanere ferme per pochi istanti.
La mammografia utilizza raggi X a bassa dose. L’esposizione è limitata al tempo necessario per ottenere le immagini. L’esame non richiede anestesia, non prevede incisioni e, una volta terminato, non impone generalmente un periodo di osservazione.
La mammografia è dolorosa?
La risposta varia da persona a persona. La compressione può essere fastidiosa, soprattutto se la mammella è più sensibile o tesa, ma dura pochi secondi per ogni immagine. Seguire le indicazioni dell’operatore e comunicare eventuale dolore può aiutare a gestire meglio il posizionamento durante l’esame.
È possibile segnalare prima dell’esame una particolare sensibilità o una precedente esperienza difficile. Si tratta di un suggerimento pratico per favorire il dialogo con il personale, che può spiegare i passaggi e prestare attenzione al posizionamento. Chiedere chiarimenti è appropriato: conoscere la procedura può ridurre l’incertezza prima dell’appuntamento.
Cosa succede dopo la mammografia
Terminata l’acquisizione, è possibile rivestirsi e riprendere normalmente le proprie attività, salvo diverse indicazioni del centro. Le immagini vengono analizzate successivamente da un medico radiologo, cioè lo specialista che valuta le immagini radiologiche e redige il referto.
Nei programmi di screening, le immagini possono essere esaminate secondo procedure di controllo e, in alcuni servizi, da più radiologi. Il referto non è quindi sempre disponibile nell’immediato. I tempi dipendono dal tipo di esame e dall’organizzazione della struttura. Per lo screening possono essere indicativamente compresi tra 15 e 30 giorni, ma questo intervallo non è un termine garantito per tutti i centri o per gli esami diagnostici. È preferibile seguire le tempistiche comunicate al momento della prenotazione.
Il referto della mammografia descrive ciò che è stato osservato nelle immagini e indica, quando necessario, se sono consigliati ulteriori accertamenti. Un richiamo o la richiesta di un approfondimento non significa da solo che sia presente una malattia: può servire a osservare meglio un’area o a confrontarla con esami precedenti. Il professionista sanitario spiegherà il significato del risultato e gli eventuali passaggi successivi.
Immagini e referto: perché conservarli
Come suggerimento organizzativo, quando disponibili è utile conservare il referto e le immagini della mammografia e portarli agli eventuali controlli successivi. Il confronto con esami precedenti può aiutare il radiologo a valutare meglio eventuali variazioni nel tempo. Per questo, al momento della prenotazione o dell’esame, può essere richiesto di segnalare dove sono stati eseguiti controlli precedenti.
Il referto va letto nel suo insieme e non interpretato sulla base di una singola parola. In caso di dubbi, è preferibile chiedere spiegazioni al medico curante, al radiologo o al servizio che ha eseguito l’esame, evitando di trarre conclusioni autonome dalle immagini.
In sintesi
- La mammografia è un esame radiologico della mammella usato per lo screening o per approfondire indicazioni cliniche.
- Non richiede digiuno né, in genere, una preparazione particolare.
- Prima dell’esame è meglio evitare deodoranti, creme, lozioni e talco su seno e ascelle.
- In caso di gravidanza accertata o possibile bisogna informare prima il centro e il medico.
- La procedura prevede una breve compressione della mammella tra due piastre e alcune immagini per ciascun lato.
- Il fastidio, quando presente, è generalmente limitato ai pochi secondi della compressione.
- Le immagini vengono valutate dal radiologo e il referto può non essere consegnato subito.
- Un risultato dubbio o positivo richiede una valutazione professionale e non equivale automaticamente a una diagnosi.
Per prepararsi nel modo corretto, fanno fede le istruzioni del centro presso cui è stato fissato l’appuntamento. Valutazione, interpretazione del referto e indicazione degli eventuali approfondimenti spettano al professionista sanitario.



























